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Le ragioni di una scelta di Massimiliano Venceslai Sono alla mia quarta campagna elettorale per le elezioni del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma ed alla quinta se conto anche quella in cui partecipai come attivo sostenitore. Ho avuto modo di condividere i programmi, di confrontarmi sulle idee propositive che ciascun candidato ha offerto ed offre al proprio elettorato e di conoscere molti dei protagonisti che hanno caratterizzato l’attività della politica forense per lo meno degli ultimi dieci anni. Credo di aver maturato una significativa esperienza elettorale, tanto da aver ottenuto un vasto consenso da parte dei colleghi che mi hanno sostenuto, beneficiandomi del loro voto, talvolta su mia incisiva sollecitazione, tal altra con un affetto addirittura inaspettato. Due anni fa mi candidai, sostenendo la lista “Agire e Informare” e dopo l’esito delle elezioni, vinte dall’altra coalizione guidata dall’attuale Presidente Antonio Conte, mi allontanai da quella alleanza – come del resto hanno fatto contestualmente molti e più autorevoli Colleghi – non condividendone più lo spirito che l’aveva animata. All’indomani di quelle elezioni mi venne, infatti, proposto di costituire un primo gruppo di lavoro che sostenesse, incondizionatamente, una lunga campagna elettorale che si sarebbe svolta da allora sino all’odierna competizione elettorale, che coinvolgerà nuovamente tutti gli iscritti. Ebbene, gli esiti di quell’unico colloquio, che ebbi all’indomani delle elezioni, furono condizionati da richieste che possono essere così riassunte; adesione cieca alle decisioni del capolista, da perfezionarsi mediante sottoscrizione di una lettera di intenti, contribuzione economica per il successivo biennio e nessuna garanzia in ordine all’inserimento e collocazione nella lista che si sarebbe formata, dal momento che veniva ad essere demandata, comunque, alla leadership qualunque decisione. Tralasciando ogni conseguenza da una adesione così condizionata, che nulla avrebbe mai potuto garantire (aderisco, contribuisco economicamente per un biennio e non ho nemmeno la certezza di essere in lista, potendo essere postergato e magari anche escluso) mi limitai ingenuamente a richiedere la visione del documento che avrei dovuto sottoscrivere, da allora sono passati altri due anni e nessuno mi ha mai fatto pervenire nulla. Le nostre strade si sono inevitabilmente divise e seguendo quell’autonomo e personale percorso già precedentemente intrapreso ho avuto modo di ottenere la fiducia dell’attuale Presidente Antonio Conte che mi ha offerto una grande opportunità in un contesto nuovo dove sono banditi esasperati personalismi e il rispetto della parola data e la lealtà costituiscono un vero valore e non una mera dichiarazione di stile, ritrovando, tra i membri dell’attuale maggioranza consiliare, vecchi e nuovi amici. Pur consapevole che l’obiettivo primario di una qualunque campagna elettorale resta l’essere eletti credo che il conseguimento di questo traguardo non debba essere raggiunto sacrificando i propri principi, e l’esito delle urne non dovrebbe essere travolto dal desiderio di rincorrere propri successi personali anche a scapito di coloro con i quali si era condiviso un progetto che non si è voluto più perseguire se non sottoponendo proposte inaccettabili e tanto inverosimili da non consentirne nemmeno temporaneamente l’adesione, pena un improduttivo asservimento. La nostra professione è molto cambiata e, con una costanza pervicace ed incredibile, subisce attacchi, pretestuosi e strumentali, quasi quotidianamente dallo scienziato di turno che attribuisce alla nostra categoria la responsabilità di ogni male del nostro paese. Nell’imminenza delle nostre elezioni fioriscono le liste, sintomo di convinta partecipazione, supportate da programmi che se in astratto possono essere tutti sostenibili dimenticano di indicare come si pensa di poter attuare quelle iniziative che vanno dall’abolizione della media conciliazione, alla battaglia contro l’aumento dei contributi, per finire, oltre alle tante altre, alla guerra che recentemente la dirigenza delle cancellerie ha mosso contro l’avvocatura tutta, limitando unilateralmente l’accesso a quest’ultime. Ho creduto, come molti, di poter offrire un contributo fattivo alla nostra professione, partecipando direttamente alle vicende della nostra politica forense, convinto che solo mediante un’attiva partecipazione sia possibile cercare di invertire la percezione che gli altri hanno dell’Avvocatura a cui il cittadino affida le proprie istanze alla ricerca della sempre maggiormente denegata Giustizia. Non possiamo quindi ripetere gli errori del passato, anzi da questi dobbiamo trovare la forza per cambiare quel modo di pensare e di agire che ha caratterizzato nel nostro recente passato ogni campagna elettorale, non fosse altro per evitare che di noi si parli male e si stratifichi tra i cittadini la convinzione che la nostra sia una categoria da abbattere o per lo meno da limitare nelle prerogative e funzioni che la Carta costituzionale le attribuisce. Mi riferisco in particolar modo al ricorso n. 1585/10, connesso all’insediamento dell’attuale Consiglio, presentato al TAR del Lazio e definitosi con l’ordinanza del 24 marzo 2010 n. 1334, (rinvenibile e visionabile al seguente indirizzo web http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Roma/Sezione%203Q/2010/201001585/Provvedimenti/201001334_05.XML) con la quale è stata ritenuta manifestamente infondata l’istanza cautelare annessa a quel gravame, consentendo al nuovo Consiglio di iniziare a lavorare. La contrapposizione sterile e personale, gli attacchi nei confronti dei singoli candidati, ai quali vengono talvolta imputati comportamenti che sono appartenenti semmai a chi li formula, l’attribuzione di meriti non propri e il mancato riconoscimento di ciò che di buono viene svolto dalla nostra istituzione, non possono costituire un programma elettorale ne costituire il perno sul quale deve essere basata la relativa campagna. Viviamo di parole, ma alle parole debbono corrispondere i fatti, diversamente rimangono solo dei buoni propositi, dei desiderata che non potranno mai trovare alcuna concreta applicazione, dal momento - e non lo dimentichiamo - che non è di certo nelle prerogative dell’Istituzione ordinistica abolire le Leggi che vengono promulgate dal Presidente della Repubblica, siano o meno a noi gradite. I fatti, quindi, e questa consiliatura ne può rivendicare davvero tanti dall’organizzazione della convegnistica gratuita al distacco presso il Giudice di Pace di dipendenti del Consiglio, che stanno recuperando l’arretrato nella pubblicazione delle sentenze di tale curia, fatti certi, tra i tanti di cui solo questa maggioranza può rivendicarne la titolarità. A fronte di ciò spiace leggere dai resoconti delle adunanze consiliari che si perda tempo in improduttivi quanto ingiustificabili personalismi, frutto talvolta di un’opposizione preconcetta che denunzia, se ancora vi fossero dubbi, quanto sia necessario ottenere una maggioranza più che coesa che sappia rispondere con efficacia alle istanze dei propri iscritti e alle sfide che saremo sempre più frequentemente chiamati a superare. Tutto questo deve essere evitato e lo si potrà evitare solo se si rinnoverà la fiducia alla maggioranza di questo Consiglio e a tutti coloro che costituiscono la lista del Presidente Antonio Conte, non fosse altro, infine, per evitare che possano venir eletti candidati che poi non partecipino nemmeno alle sedute consiliari, disattendendo la fiducia di quei colleghi che li hanno sostenuti e di cui oggi, con rinnovato vigore, richiedono il consenso. Avv. Massimiliano Venceslai |
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