BIZZARRIE ELETTORALI di Livia Rossi
Non amo partecipare a dibattiti in rete che hanno luogo attraverso l’affannoso rincorrersi di email con le quali va ora di moda fare a gara per dimostrare ai colleghi quanto si è bravi a segnalare le ultime novità del nostro mondo.
Ho chiesto, per questo, di essere cancellata da molte mailing list e le comunicazioni che ancora ricevo finiscono spesso nel cestino senza essere neanche aperte.
Qualche giorno fa, tuttavia, un’amica e collega mi ha segnalato una comunicazione via mail proveniente da Mauro Vaglio raccomandandomi di leggerla e chiedendomi cosa ne pensassi.
Obtorto collo me la sono fatta inoltrare.
La natura prettamente elettorale del messaggio trasuda sin dal suo incipit: “Chi ti ascolterà al Consiglio dell’Ordine?”
In sostanza, il “leader” dell’“opposizione” consiliare, dopo aver premesso che alle prossime elezioni “si concretizzerà una competizione tra due modi di intendere il Consiglio dell’Ordine”, propone la creazione – da effettuarsi con una votazione on line - di una “Consulta Permanente dell’Avvocatura Romana” - formata da colleghi che siano rappresentativi di ogni area del diritto – che avrà il compito “di stabilire i temi principali che il nuovo Consiglio dovrà affrontare con solerzia non appena insediato”.
La nuova legge professionale langue in Parlamento e le attuali vicissitudini del Paese non lasciano intravedere nulla di buono circa una rapida approvazione della stessa.
L’Avv. Vaglio ha quindi pensato – con il consueto piglio da paladino della categoria – di sostituirsi al legislatore inerte istituendo una sorta di organo consultivo che detti al Consiglio dell’Ordine “i temi principali” di cui occuparsi.
Ho rassicurato la collega, che ravvisava nel messaggio una sorta di attentato all’Istituzione. Le ho ricordato che tra meno di tre mesi si vota e che , fino ad allora, assisterà ad un susseguirsi di iniziative bizzarre da parte di chi – more solito – dopo aver trascorso un biennio infischiandosene dell’attività quotidiana svolta dall’Istituzione di cui esso stesso è membro, fa ricorso a strumenti suggestivi volti ad accaparrare la benevolenza dei colleghi attraverso un loro diretto, ma solo apparente, coinvolgimento.
In altre parole: strumentale demagogia pro domo sua.
Innanzitutto non vi sono – né potrebbero esservi – “modi diversi di intendere il Consiglio dell’Ordine”. Le funzioni allo stesso demandate, infatti, sono previste dalla Legge professionale che, all’art. 14, le individua nella custodia degli albi, nel controllo sul decoro professionale, nel controllo sulla pratica forense, nel rilascio di pareri di congruità su parcelle, nell’interposizione dei propri uffici nel promuovere tentativi di conciliazione per dirimere controversie.
Compiti istituzionali, dunque, e non politici, attuati attraverso un potere/dovere conferito dalla legge che non lascia spazio ad interpretazioni di sorta e che nulla ha a che vedere con provvedimenti “dispensati dall’alto” in “assenza di confronto con le problematiche esistenti all’interno dell’Avvocatura”.
Ciò premesso questo Consiglio ha comunque partecipano attivamente alle problematiche della categoria promuovendo numerose iniziative .
Se il Consigliere Vaglio e gli altri componenti dell’“opposizione”, invece di limitarsi alla sporadica presenza all’adunanza del giovedì (spesso contenuta nel minimo necessario per guadagnare la presenza ai fini della pubblicazione sul Foro Romano) frequentassero piu’ assiduamente il Consiglio anche durante la settimana - come fanno tutti gli altri Consiglieri - si accorgerebbero che ciò che auspicano è già realtà.
Il contatto con i colleghi appartenenti alle diverse realtà della nostra categoria è infatti piu’ che assiduo: ogni giorno decine e decine di Avvocati varcano le porte dell’Ordine per risolvere un problema, per fugare un dubbio, per segnalare un problema, per proporre un’iniziativa, per chiedere un consiglio: trovano sempre qualcuno disponibile al confronto.
Nell’ultimo biennio sono state portate avanti numerosissime iniziative concernenti sia l’attività piu’ prettamente istituzionale (azzeramento della disciplina, pareri di congruità, migliaia di eventi accreditati, centinaia di eventi formativi direttamente organizzati, numerosissimi pareri deontologici rilasciati, commissioni di studio che coinvolgono numerosissimi colleghi esperti in tutti i settori di attività ) che quella volta a tutelare e a garantire il ruolo e la funzione della categoria (iniziative a proposito della media conciliazione, confronto costante con la magistratura per la risoluzione dei piu’ gravi problemi connessi alla prassi quotidiana, iniziative volte ad aumentare la produttività degli Uffici Giudiziari laddove eccessivamente carenti ecc.).
Certo, la posizione di colui che non partecipa e si limita a criticare è molto piu’ facile.
Urlare alla folla che la media conciliazione – già legge dello Stato – va abolita è comportamento piu’ suggestivo e galvanizzante rispetto a quello del trascorrere lunghe ore a trattare con i soggetti preposti al fine di ottenere un risultato – forse meno eclatante – che permetta però all’Avvocato di vedere salvaguardato il proprio ruolo professionale.
Allo stesso modo, proporre ai colleghi di far parte di una “Consulta” (inventandosi un illegittimo "organismo stabile di consultazione del Consiglio", non previsto da alcuna disposizione e per certi versi vietato, in quanto contrapposto con l'Istituzione) che stabilirà i temi principali che il nuovo Consiglio “dovrà” affrontare costituisce un mero specchietto per le allodole, una prospettiva allettante di personale coinvolgimento che verrà puntualmente disattesa in quanto il Consiglio - com’è ovvio - non ha e non avrà nessun dovere in tal senso.
Di mera bizzarria, dunque, si tratta. Piccoli espedienti elettorali che fanno sorridere. Debolezze proprie di chi ama discettare dispensando giudizi dall’alto del suo distacco dall’Istituzione di cui, pure, fa parte.
Chi fa può anche sbagliare, solo chi non fa non sbaglia mai.
Livia Rossi
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