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Si vota di nuovo, tra poco, per il rinnovo del “nostro” Consiglio dell’Ordine. Come due anni fa. Molti però avranno dimenticato “come”, all’inizio del 2010, questo Consiglio che oggi si accinge ad essere rinnovato con nuove elezioni, nacque. Noto, oramai, l’esito delle elezioni per il rinnovo dell’Ordine per il biennio 2010/2011, il Presidente allora uscente, Alessando Cassiani – che era stato sonoramente sconfitto con la sua lista (era riuscito ad entrare solo lui, e peraltro per il rotto della cuffia) – ritardava la convocazione della prima Adunanza consiliare nella quale, come per prassi secolare, vengono elette le tre cariche (Presidente, Segretario e Tesoriere). Tale ritardo, piuttosto vistoso e comunque inconsueto, veniva interpretato da taluno come il tentativo di riuscire a trovare in qualche modo, con riunioni notturne e segrete, un accordo sotterraneo tra i “perdenti” al fine di esperire uno storico “ribaltone” e rovesciare l’esito uscito dalle urne. Alessandro Cassiani aveva motivato, invece, quella sua inerzia con ragioni strettamente personali. Il ritardo, non oltre sopportabile, ha fatto prendere carta e penna al giustamente spazientito “Consigliere anziano” (nella specie, Giovanni Cipollone) che, per evitare la paralisi dell’Istituzione (dopo mesi di campagna elettorale il COA era letteralmente sommerso da migliaia adempimenti burocratici da assolvere), ha deciso di convocare lui stesso la prima Adunanza. Una decisione di responsabilità, da uomo saggio, che non si presta a giochetti di potere. Ebbene, cosa ha fatto scaturire questa decisione di convocare l’Adunanza per iniziare, finalmente, a lavorare? Un bel ricorso al TAR del Lazio (ric. n. 1585/10, ricorrente Cerè, interveniente Cassiani) nel quale i ricorrenti si son lamentati della convocazione che sarebbe stata fatta non dal Presidente uscente (che si rifiutava di effettuarla) bensì dal Consigliere anziano. Questi nostri Colleghi, quindi, sbandierando lo stendardo della libertà, hanno messo in piazza una penosa contestazione, non esitando a portarla finanche all’attenzione dei giudici (i quali immagino si saranno anche divertiti a prendersi gioco di noi, incapaci di lavare “i panni sporchi in famiglia”). Quel ricorso ha avuto un esito che alcuni avranno dimenticato, ma che può essere liberamente appreso (e lo dico rivolgendomi ai Colleghi più giovani, diventati avvocati in questo biennio ed attirati dal fumo che taluni neo-candidati spargono sui loro occhi) cliccando sul sito ufficiale della giustizia amministrativa. Il Tar del Lazio con ord.za del 24 marzo 2010 n. 1334 (http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Roma/Sezione%203Q/2010/201001585/Provvedimenti/201001334_05.XML) ha ritenuto manifestamente infondata l’istanza cautelare annessa a quel gravame, ed ha così permesso al nuovo Consiglio di iniziare a lavorare. C’è da augurarsi che una simile vicenda resti isolata e non capiti mai più, anche se – tuttavia – i suoi stessi protagonisti continuano a vendere fumo, candidandosi di nuovo a fare ostruzionismo. Ma la storia è fatta oltre che di “corsi” storici, anche di nuovi “ricorsi”. Il Presidente del Tribunale di Roma, com’è noto, con decorrenza dall’1 ottobre scorso ha unilateralmente ridotto l’orario di apertura delle cancellerie. La cosa ha suscitato un vespaio di polemiche soprattutto perché l’iniziativa è apparsa come un modo per eludere quel costruttivo dialogo che il Consiglio dell’Ordine aveva faticosamente ripreso (dopo anni di “muro contro muro”) con i vertici degli uffici giudiziari. Dopo settimane di negoziazioni, tra la dirigenza del Tribunale e le tre cariche del Consiglio dell’Ordine, il Presidente ha emesso un nuovo provvedimento, a valere dall’1 dicembre u.s., di recepimento pressoché totale delle pretese dell’Avvocatura romana: il che ha fatto tornare il sereno ed ha permesso ai colleghi di fruire di nuovo appieno delle attività di ricezione degli atti. Nel nuovo provvedimento del dr. de Fiore, del 24 novembre prot. 10814 (che si può visionare in forma integrale sul sito web dell’Ordine: http://www.ordineavvocatiroma.it/documenti/documento.doc), si legge testualmente che la decisione di riesaminare l’originario atto restrittivo la si deve a due SOLI fattori: a) il ritiro dei dipendenti dell’Ordine dalla sede del Tribunale, che ha cagionato disfunzioni ed affollamenti; b) gli incontri con i rappresentanti dell’Ordine e la loro nota del 15 novembre, di ennesima richiesta di riesame. Tutto bene quel che finisce bene, si sarebbe tentati di dire. No, invece, perché la demagogia deve comunque ispirare la campagna elettorale. Gli è che alcuni colleghi che si candidano alle prossime elezioni hanno proposto ricorso al TAR del Lazio (RG n. 9311/11) avverso il primo, severo, provvedimento del Presidente del Tribunale, sbandierando ai quattro venti che solo loro erano quelli che “difendevano l’Avvocatura romana”. Non hanno riferito, nei vari comunicati inviati per pubblicizzare l’iniziativa, che il TAR aveva già respinto la richiesta di emissione di misure cautelari – pure disinvoltamente annessa al ricorso stesso – con decreto presidenziale n. 4222 del 16 novembre (anche questo visionabile sul sito della giustizia amministrativa, all’indirizzo http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Roma/Sezione%201/2011/201109311/Provvedimenti/201104222_06.XML) . Orbene, si sarebbe potuto pensare – ragionevolmente – che la cosa fosse definitivamente terminata qui. E tuttavia Mauro Vaglio, che invece di pensare di portare il proprio contributo all’interno del Consesso dove siede continua ad inondarci di mail fastidiose quanto “parziali” ed omissive di dati rilevanti, con la sua comunicazione del 6 dicembre delle ore 18.31 ci dice che “il ricorso contro la riduzione dell’orario di apertura del Tribunale ottiene un primo risultato”, facendoci credere che il nuovo provvedimento di de Fiore sarebbe frutto del timore che si è ingenerato nella Presidenza del Tribunale a seguito della notifica del gravame!! Ci vuole davvero un bel coraggio a mistificare così la realtà. E, quel che è peggio, a prendersi gioco dei colleghi ritenendoli dei creduloni pronti a bersi fandonie da qualunque parte provengano. La decisione del Tribunale di fare dietro front è motivata, come detto, con mille ragioni (due anche esplicitate, e che riguardano semmai le sollecitazioni del SOLO Consiglio dell’Ordine, orbo però in queste sue azioni di pressione del collega Vaglio, intento ad attività mediatiche piuttosto che a quelle istituzionali) ma giammai dalla “paura” dell’esito del ricorso al TAR (che ha già ottenuto, come detto, con decreto del 16 novembre, una prima bocciatura, la quale non sembra aver impedito allo stesso Mauro Vaglio di potersi comunque vantare di un successo non suo). Ci si chiede da molte parti del nostro ambiente di abbassare, giustamente, i toni: e tuttavia continuiamo a subire continue provocazioni e siamo costretti a sentire notizie divulgare senza la necessaria buona fede. Corsi e ricorsi, dunque. Solo che, questi ultimi, sono sempre destinati a clamorosi fallimenti.
Rodolfo Murra
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