“Quanto sia poco onorata in Italia la Giustizia è dimostrato dai vessatori sbarramenti fiscali che ad ogni passo tagliano la via che porta ad essa. Il giudice non può guardare in faccia la verità, se prima non è bollata; la sentenza non si può eseguire, se prima non è registrata. La verità e la Giustizia non entrano nel territorio della Repubblica se non hanno i prescritti visti della dogana: sono come quelle merci di lusso di cui, con altissimi dazi, si cerca di impedire l’ingresso nello Stato. L’importazione della Giustizia è vigilata più severamente di quella delle droghe stupefacenti. Le tasse costituiscono così un vero e proprio regime di protezionismo, per non danneggiare la produzione nazionale, fiorentissima, della ingiustizia”.
Questo, scriveva, nel 1956, Piero Calamandrei e Dio solo sa quanto attuali siano – dopo oltre mezzo secolo – le Sue parole!!
Il contributo unificato per i giudizi dinanzi al TAR in materia di procedure ad evidenza pubblica (le gare, i contratti, per chi non è del settore) è stato portato con la manovra finanziaria bis dell’estate del 2011 a quattromila euro (indipendentemente dal valore economico della controversia, che può anche essere infimo). A questi, di solito, vanno aggiunti altri quattromila euro nel caso in cui, non infrequente, la parte debba proporre nel corso del giudizio dei motivi aggiunti contro un successivo atto della stessa procedura amministrativa.
Nella legge di stabilità, come si chiama oggi la “vecchia” finanziaria, è stato stabilito (novembre 2011) che il contributo unificato per le cause civili in cassazione è (udite udite) raddoppiato, mentre per i giudizi di impugnazione è elevato sino alla metà dell’importo originario. Qui si aumentano le tasse, d’emblèe, del 100% da un giorno all’altro, come se niente fosse. E l’accesso alla giustizia diventa, come diceva Calamandrei, un fatto esclusivamente per i ricchi.
La colpa di queste decisioni è di chi le prende. E le ha prese il Parlamento. Che per racimolare risorse economiche, invece di tagliare sprechi e ridurre i privilegi dei suoi membri, ha ritenuto più utile e produttivo (oltre che più facile), aumentare a dismisura le tasse per chi decide di bussare alla porta del Giudice.
E nel Parlamento, sia in quello odierno, fatto sostanzialmente da una congregazione di scilipotisti di destra, di centro e di sinistra (che una volta eletti ritengono di poter tradire la fiducia di chi ha espresso il proprio voto in loro favore), sia in quelli pregressi, ci sta una moltitudine di Avvocati.
Avvocati che, non appena diventano “onorevoli” o “senatori”, in gran parte si dimenticano della propria toga, che resta ad impolverarsi a studio. Se ne dimenticano a tal punto da assumere, e di continuo, decisioni che vanno sistematicamente contro gli interessi del tema dell’accesso alla Giustizia.
Si avvicina il tempo in cui si dovrà rinnovare il Parlamento.
Ci chiederanno il voto. Boicottiamo, allora, chi si presenta come candidato essendo Avvocato. E il boicottaggio non deve essere praticato dai soli Avvocati-elettori, ma da tutti i cittadini, i quali debbono preferire quali loro rappresentanti artigiani, contadini, operai, impiegati, studenti. Costoro, quando dovranno affrontare, in Parlamento, problemi legati al mondo della Giustizia, non potranno sic et simpliciter rispondere a logiche di partito, ma dovranno farsi assistere da tecnici, per essere orientati verso le migliori soluzioni. Ed allora, in questa veste – per loro consueta – di “consulenti”, gli Avvocati sapranno dare il meglio di sé. In modo tale che il Giudice possa guardare in faccia la verità anche se non è bollata.
Rodolfo Murra
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