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…E NUN CE VONNO STÀ di Tommaso Marvasi Il 24 novembre scorso, sul mio Diario elettorale (leggilo ogni giorno su www.studiomarvasi.it), svolgendo alcune considerazioni sulla nostra professione davo conto del problema dell’orario delle cancellerie: «il dibattito elettorale di questi giorni è tutto incentrato – al di là di attacchi personali dei quali neppure voglio rendere conto e che mortificano la nostra professione – sul problema della riduzione dell'orario delle cancellerie civili. I due principali schieramenti (Insieme con il Presidente Antonio Conte, nella quale sono candidato, e la Lista Mauro Vaglio) affrontano la questione da due prospettive differenti. La prima, in maniera istituzionale, mediante un tavolo di confronto aperto con la Presidenza del Tribunale e che, a mio avviso, ha già sortito un grosso effetto: nessun nuovo Presidente del Tribunale assumerà iniziative del genere inaudita altera parte, senza sentire prima gli Avvocati. La Lista Vaglio ha, invece, presentato un (problematico) ricorso al Tar. Dal punto di vista elettorale quest'ultima soluzione sembrerebbe avere una suggestione maggiore: certamente il "facciamo causa" dimostra un attivismo ed ha una presa immediata sui colleghi arrabbiatissimi, e giustamente, in fila per ore per gli adempimenti più ordinari della nostra attività quotidiana, mentre un tavolo organico non comporta alcuna spettacolarizzazione, ma un lento e serio impegno, difficile a spendere per fini propagandistici. Bella trovata elettorale, quindi. Ma, per l’appunto, trovata elettorale: destinata a durare al massimo fino alla camera di consiglio e a non incidere sul problema». In effetti appena due giorni dopo, sabato 26 novembre, sempre sul mio Diario dovevo annotare: «come accade nella nostra vita quotidiana anche nella campagna elettorale i problemi e le notizie vengono consumati e dimenticati con una facilità impressionante. La questione che fino a ieri sembrava costituire la battaglia campale, decisiva per le sorti della tenzone elettorale è già bella e dimenticata; e superata. Le cancellerie civili sono tornate ad un orario normale. Indubbio il successo di Conte & C. nella vicenda (anche se continuo a dire: il risultato più importante conseguito è di avere stabilito che gli Avvocati devono essere consultati e devono essere chiamati al tavolo delle decisioni). Ma tale successo non è, per l'appunto, decisivo per le elezioni. Esso praticamente è già quasi posto nel dimenticatoio, ad appena un giorno». La questione torna nuovamente agli onori della cronaca elettorale per un tentativo di renaissance del ricorso al Tar e di appropriazione di un merito che – a dispetto delle varie Liste elettorali – a me sembra, ed è, unicamente istituzionale. Abbiamo così notizia che in previsione della camera di consiglio prevista per ieri 7 dicembre 2011 i colleghi che avevano proposto il ricorso a Tar hanno depositato motivi aggiunti impugnando così anche il provvedimento che reintegra sostanzialmente l’orario precedente (limitando l’orario dalle 12.30 alle 13.00 solamente alla ricezione degli atti ultimo giorno). Tutto bene, se non fosse che – a conferma che quel ricorso costituiva soprattutto una trovata elettorale – con una email diffusa urbe et orbi viene detto letteralmente: «Subito dopo la notifica ed il deposito del ricorso, l’orario di apertura è stato prolungato di mezzora dal 1° dicembre (ore 9,00/12,30) fino al 30 giugno 2012 e poi, con molta probabilità, diverrà definitivo, se non sarà addirittura nuovamente ridotto. Abbiamo proprio per questo presentato al Tar i “motivi aggiunti” per la violazione e falsa applicazione della legge, eccesso di potere, difetto assoluto di motivazione, contrasto e contraddittorietà con le indicazioni fornite dal C.S.M., chiedendo che il Tar, alla camera di consiglio già fissata per il 7 dicembre, disponga la sospensione anche di questo ulteriore provvedimento del Presidente del Tribunale perché assolutamente insufficiente a garantire il pieno ed effettivo svolgimento del nostro lavoro». Sembrerebbe, leggendo tale comunicato, che vi fosse uno strettissimo legame di causa ed effetto tra il ricorso al Tar ed il provvedimento del Tribunale. Si tratta di una distorsione della realtà che – scusatemi – credo che neppure la finalità elettorale possa consentire, soprattutto in relazione alla qualità dell’elettorato. La realtà è differente. Sul ricorso al Tar in questione – redatto da un Avvocato amministrativista che ha la mia massima stima e considerazione personale per la sua professionalità – si era già pronunciato negativamente il 16 novembre 2011, il Consigliere delegato della Prima Sezione, investito della richiesta di misura cautelare immediata (il ricorso reca il n.R.G. 9311/11; il provvedimento di rigetto il n. 4222/11 del Registro Provvedimenti Cautelari). L’efficacia e la pressione del ricorso era stata disinnescata, quindi, ben prima del provvedimento di ripristino del Tribunale: non è un caso che quest’ultimo faccia riferimento, nella sua motivazione, all’attività istituzionale svolta dal Presidente Antonio Conte ed ignori altri accidenti. Non si è trattato, insomma, di un provvedimento in autotutela, basato sulla coscienza di una illegittimità, ma di una decisione resa al termine di una intensa trattativa sindacale. Ribadisco: il vero grande successo è l’avere stabilito un principio: nessun dirigente amministrativo del Tribunale si sognerà mai più di assumere decisioni, senza avere sentito prima gli Avvocati: almeno fino a quando ci sarà un Consiglio dell’Ordine vigile ed intelligentemente autorevole come quello attuale. La questione del Tar poteva dirsi chiusa. Aveva avuto la sua bella efficacia pubblicitaria, come già detto. Insistere coi motivi aggiunti, ma soprattutto pubblicizzarli come una panacea ed attribuirsi falsi meriti, non ci è sembrato essere neppure una mossa elettorale (per inciso la discussione della istanza di sospensiva risulta essere stata nuovamente rinviata, senza provvedimenti temporanei). Fossimo stati i ventitremila Avvocati seduti in uno stadio di calcio ad assistere alla gara elettorale, sarebbe stato intonato dai più, il significativo coretto …e nun ce vonno stà! (Tommaso Marvasi)
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