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Le bufale elettorali. Aboliremo i crediti formativi. .... quelli gratuiti !!. a cura di Cristiana Arditi di Castelvetere

… E, allora, che ne è stato della battaglia contro i crediti formativi a pagamento?

Ricordo che nell’anno 2008, l’Avvocatura (tutta, ma in modo particolare quella romana) ebbe una seconda “mazzata”: l’aggiornamento professionale doveva, da lì in poi, essere certificato attraverso l’accreditamento dei corsi di studio che ciascun Collega avrebbe dovuto frequentare, in un numero di crediti ben preciso.

Questo era la imposizione che risultava dal regolamento opportunamente redatto dal Consiglio Nazionale Forense, che –a sua volta-  aveva recepito alcune direttive con forza di legge.

A Roma, con l’elevatissimo numero degli iscritti (anche considerando che la mannaia si abbatte anche sui praticanti abilitati), tutto questo avrebbe comportato –così come, di fatto, è avvenuto) il crearsi di un vero e proprio mercimonio dell’”aggiornamento professionale”: sono nate a pioggia centinaia di Società che “vendevano” (è proprio il caso di dirlo) la scienza.

Non contava la qualità della lezione:  era sufficiente “offrire” la lezione, impastare un titolo più o meno suggestivo,  e proporre l’argomento che sarebbe stato ritenuto di interesse.  L’Avvocato,  affamato di “crediti”, non avrebbe poi fatto così caso al “prodotto finito”, né alla qualità: l’importante era ottenere l’attestato che dimostrava la sua presenza a quella determinata lezione (che poi leggeva il giornale, viaggiava su internet, o compilava la comparsa in scadenza il giorno dopo, non importava: era fondamentale dimostrare di aver partecipato).

Il  costo per ogni corso di studio variava da Società a Società, ma lo scandalo che suscitava il mio sdegno era il fiorire di un commercio più o meno legittimo per favorire il “riempimento” del punteggio di ciascuno di noi: la varietà della produzione era infinita, e –come fiori- sbocciarono dal nulla le Associazioni cultural/forensi che facevano, addirittura, sottoscrivere la clausola “soddisfatti o rimborsati” in difesa del “consumatore”.

Fu proprio in quell’anno che iniziò la mia avventura “politica/forense”: la “battaglia” di quella lista, oltre alla famosa “riconquista della dignità della Avvocatura” era proprio contro quel mercato fatto di bancarelle che promettevano la qualità (mentre il più delle volte presentavano articoli di cinese memoria), quando invece lucravano su un obbligo che ciascun Avvocato onesto doveva assolvere.

Tra l’altro, in quella occasione, eravamo (noi di quella lista) stati fortunatissimi: potevamo contrapporci con un argomento che era molto di più della “riconquista della dignità della Avvocatura” : un argomento rispetto al quale, concretamente, potevamo ribellarci e “proporre” alternative.

A Roma, almeno sulla carta,  era praticamente impossibile aggiornarsi “gratuitamente” con i Servizi dell’Ordine (la quantità degli iscritti non permetteva a tutti di poter partecipare a corsi “gratuiti”, con la conseguente necessità di tirar fuori i soldi pur di non incorrere nelle sanzioni previste in caso di inadempimento), onde si gridò a gran voce la riprovazione e la rabbia contro un regolamento che pregiudicava l’avvocatura romana.

In più, potevamo chiedere “il voto di lista” per raggiungere quella “maggioranza necessaria” che avrebbe permesso al neonato Consiglio di far chiasso per arrivare alla “abrogazione dei crediti formativi”.  

Il programma della lista fu dunque improntato su quella –fondamentale- “promessa”.

Facemmo di tutto, manifestazioni (ricordo che tirai fuori, di tasca mia, 600,00 per affittare una sala al Cinema Adriano), contestazioni   di vario tipo (proposte di legge, interrogazioni parlamentari, ricorsi al tar): il nostro slogan era –ormai- sentito come un conforto da tutti gli Avvocati, tanto è vero che quella lista ebbe un successo insperato, riuscendo a far eleggere sette dei suoi componenti, tra cui me.

Purtroppo, quella battaglia era già persa in partenza: senza dilungarmi nei vari episodi che si sono susseguiti, dico subito che quel regolamento del cnf venne confermato in ogni sua parte, ed i “crediti formativi” sono, ormai, stati recepiti come uno dei tanti naturali obblighi della nostra Professione.

A quel punto, non si poteva istigare i Colleghi a violare i regolamenti, e si cominciò a trovare delle soluzioni alternative per rendere meno gravoso l’aggiornamento obbligatorio: il regolamento interno è stato agevolato per determinate categorie di Colleghi, si è ampliato il beneficio degli “esoneri”, e si è sviluppato un sistema di prenotazione più razionale.

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, in maniera ineccepibile, è riuscito a dar sollievo alla “domanda” dell’Avvocatura in tal senso: i convegni organizzati dal COA, tutti rigorosamente gratuiti, sono –sempre- un trionfo di qualità e prestigio, e lo attestano le continue manifestazioni di stima che sistematicamente arrivano all’uno o all’altro consigliere organizzatore.

Tuttavia, quel mercimonio non è finito.

 Tuttavia, proprio coloro che si dicevano “contro”, oggi, si mascherano dietro le numerose associazioni forensi e vendono a prezzi da capogiro le varie lezioni “accreditate”.

La cosa dolorosa, è che proprio coloro che combatterono la “battaglia” del 2008, oggi, rinnegano le parole e gli slogan di quel periodo –dei quali si facevano fautori- ed hanno dimenticato di essere stati eletti proprio per quella speranza che, alla fine, era solo un oggetto del desiderio per la conquista dello scranno.  

 In particolare, porgo l’attenzione ad una Associazione fondata da un noto consigliere e presieduta dal candidato parente del consigliere: non è un mistero, perché  –navigando su internet- ben sarà facile trovare la prova che quanto io sto per dire è (come ogni cosa che dico) la verità.

 Infatti, la Associazione degli Avvocati Romani (associazione fondata da Mauro Vaglio, e che ha come presidente quel “candidato” che si fa intervistare dai media perché non intende pagare il contributo unificato per le opposizioni a sanzione amministrativa), ha chiesto il pagamento di ben €. 144,00 a persona (per un corso), ed  €. 120,00 a persona (per un altro corso) nell’anno 2011: le presentazioni, ben visibili nel sito della stessa alla sezione all’uopo dedicata, sono le seguenti:   

-         1) “L’Associazione degli Avvocati Romani ha organizzato un nuovo seminario, articolato in cinque date, avente ad oggetto le novità legislative introdotte dalla l. 183/2010 (c.d. Collegato Lavoro). Il Seminario si svolgerà al Teatro Manzoni in Roma, Via Monte Zebio, 14/c dalle ore 13.30 alle ore 16.30 a partire dal venerdì 29 aprile E’ richiesto un contributo spese pari ad Euro 120,00 oltre IVA, per un totale di € 144,00 per l’intero corso. Pagamento da effettuarsi presso il C/C dell’Associazione.
Codice IBAN:
IT25 H031 2403 2030 0000 0231 645.) e

-         2) Per iscriversi occorre inviare al telefax n. 06.36006316 il relativo modulo di iscrizione (reperibile sul sito www.associazionedegliavvocatiromani.it), con allegata copia del bonifico bancario di € 100,00 + I.V.A. (€ 120,00) effettuato sul conto corrente dell'Associazione degli Avvocati Romani: IBAN IT25H0312403203000000231645: SEMINARIO 5 MAGGIO 2011

Ore 14,00/20,00: Sala Convegni Chiesa Valdese , Roma - Via Pietro Cossa, 42

Gli Appalti Pubblici profili Tecnico-Giuridici Della Nuova Normativa.

°°°

Noto, ultimamente, che altra Associazione (il cui nome è frutto di una appropriazione rispetto ad un’idea  altrui, “Agire e Informare”,  organizza, periodicamente e quasi giornalmente, convegni per la cui frequentazione chiede la somma di e. 5,00 a persona.

Facendo i conti, ciò significa un guadagno non da poco.  

Facendo i conti, ancora, tale “parallela” attività commerciale ben può compensare la “crisi dell’Avvocatura”.

Facendo i conti, però, ricordo che quei consiglieri dell’ordine che oggi tanto si scandalizzano per i costi affrontati dal Consiglio (che votano contro le celebrazioni che servono a mantenere viva la tradizione della nostra categoria, oppure contro la beneficienza, o che boicottano gli incontri istituzionali)  vennero eletti –proprio-  per quella battaglia contro i crediti formativi a pagamento.

E che dire di altri due candidati alle prossime elezioni che, sbandierando la loro indignazione per l’aumento dei contributi unificati, si son fatti versare nelle casse delle Associazioni che presiedono tutti quei certamente non disdegnati soldini per il “corso accreditato”?

Incoerenza politica o soltanto opportunismo elettorale?

E dire che, senza quella battaglia , forse, taluni di noi non si sarebbero nemmeno avvicinati all’aula consiliare!

Ne conosco un altro che, anni fa, prometteva l’abolizione dell’IVA per gli Avvocati.

Il primo che, ad onor del vero, ha capito come affascinare i Colleghi e riuscire ad ottenerne il consenso.

Forse costoro vogliono eguagliare le sue gesta: prendere in giro i Colleghi.

Ma così non si fa!   

 Cristiana Arditi di Castelvetere

 

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