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“Resta di stucco, è un barbatrucco” I Barbapapà sono una famiglia di extraterrestri, gommosi e dai movimenti impacciati e lenti. La mia generazione fu affascinata da quello che –ancora oggi- risulta essere uno dei migliori cartoni animati mai creati, tanto che –a distanza di decenni- lo stesso, periodicamente, torna di moda. Tanto ebbe successo, quella “famiglia”, che alcune delle frasi, di volta in volta pronunciate dai rispettivi personaggi (barbapapà, barbamamma, barbitule, barbottina, barbu, ecc.), sono diventate luoghi comuni nel gergo popolare: il “barbatrucco”, in modo particolare, è diventata espressione ironica ed educata rispetto alla quale si sono date diverse definizioni, ovviamente nessuna delle quali di positiva descrizione. La stessa sigla era quello che oggi si chiamerebbe “tormentone”, e la prima strofa così recita: “Ecco arrivare i Barbapapà, che sono poi papà e mamma Barbapapà Coi figli piccoli e i grandi tu li vedi trasformare come gli va”. Leggendo i messaggi che –da qualche settimana, ma con un crescendo, direi, “rossiniano”- inondano la mia casella di posta elettronica, inviati da un unico server che si rifà ad un’unica compagine che si definisce “lista” (cosa che, già di per sé, mi fa pensare a qualcosa di impersonale, quasi piatto, ma evito di addentrarmi in psicologismi), sono costretta ad imbattermi in fastidiosi proclami e consigli non richiesti. La banalità di tali scritti è una offesa alla intelligenza di ognuno di noi, soprattutto perché le utopie rappresentate potrebbero essere raccontate ad un bambino di due anni (il quale, forse, potrebbe avere difficoltà di comprensione), tanto sono irrealizzabili i “traguardi” che enunciano: l’insolenza che si desume da quelle “annunciazioni”, deriva dal fatto che la “lista” (che è “una striscia o pezzo di materiale in forma stretta e allungata”, quindi “una cosa”) intende rivolgere tali assurdi intendimenti, ad un pubblico composto –tutto- da persone di elevata cultura, quali sono gli appartenenti della Avvocatura. Eppure, questa “lista”, tenta l’affondo con il “barbatrucco”! Il “barbatrucco” è quell’ espediente di bassa lega messo in atto al fine di avvantaggiarsi a discapito degli altri. Schematizzo gli elementi del mio pensiero, ed estrapolo alcune locuzioni: - I “Barbapapà”: famiglia di extraterrestri piccoli e grandi; - “tu li vedi trasformare come gli pare” - fastidiosi proclami - Barbatrucco: espediente di bassa lega messo in atto al fine di avvantaggiarsi a scapito degli altri. Sono tornati i “Barbapapà”! Da chi potrebbero essere affermate, infatti, tutte queste parole tra loro non armonizzate che mi capita di ricevere sul mio pc, se non da extraterrestri piccoli e grandi che si “trasformano come gli pare” (l’errore grammaticale, è licenza poetica da me trascritto come nella strofa della canzone), che proclamano fastidiosi soliloqui, con un espediente di bassa lega messo in atto al fine di avvantaggiarsi a scapito degli altri? Solo “a me stessa” voglio ricordare l’art. 14 dell’ Ordinamento forense R.D.L. 27 novembre 1933 n. 1578 - Ordinamento della professione di avvocato convertito con la legge 22 gennaio 1934 n.36 art.14.[Consiglio
dell’Ordine. Funzioni] Però, il “barbatrucco” di costoro consiste nel voler far credere che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati abbia funzioni diverse, quasi magiche, come quelle di creare dal nulla comitati con forza esecutiva, ovvero risolvere la crisi economica, ovvero risolvere tutti i misteri d’Italia, ovvero modificare la Costituzione. Sono certa che, tra un po’, ed in prossimità del “voto” arriveranno altre “proposte di programma” da questa “lista”, probabilmente importate da quel pianeta dei “Barbapapà”: abolizione dell’iva per gli Avvocati, ottenere la beatificazione, assumere il potere di celebrare le nozze, ovvero ripristinare lo ius vitae ac necis. Di palo in frasca, la “lista” scrive. In queste e-mail, infatti, mi è capitato di leggere (oltre alla “annunciazione dell’Arcangelo Gabriele”) un dispaccio di biasimo al Consiglio dell’Ordine per avere chiuso una sede secondaria (Via Valadier) che costava 16000,00 euro al mese ed era diventata una cattedrale nel deserto: l’autore di quella imbarazzante (imbarazzante, per l’autore) “circolare”, infatti, è persona che mai ho visto varcare il portone di Via Valadier (ed io ivi mi soffermavo non poco per obblighi istituzionali), né –tanto meno- l’ho sentito chiedere di voler consultare qualche libro in quella biblioteca, né mai ho avuto il piacere di incontrarlo nei locali di quella sede secondaria, ove –all’epoca- vi era il dipartimento del “Centro Studi” del Consiglio, che è –peraltro- l’ufficio predisposto per la organizzazione dei circa 240 convegni organizzati nel corso dell’ultimo biennio, lavoro che l’egregio collega –ancora- nemmeno sa quanta fatica e quanta concentrazione comporta (soprattutto, quando questi 240 convegni di Studio hanno garantito la formazione permanente a titolo gratuito a circa 23000 iscritti, con prestigiosi simposi e relatori arrivati da ogni parte d’Italia, talvolta anche dall’estero). Mi ricordo, inoltre, che l’illustrissimo è stato uno dei fautori del voto contro il bilancio del Consiglio (diceva che i costi sostenuti erano alti) e che portò in trionfo –sollevandola- un’altra gentile collega, madrina di quella fazione, oggi madrina della “lista”, che dichiarava di voler risparmiare “i soldi degli avvocati”. 16000,00 euro al mese, fanno 192000,00 l’anno: un bel risparmio, mi sembra. Risparmio che ha comportato anche il venir meno di tutti gli altri esborsi accessori (elettricità, condominio, linee telefoniche): tenuto conto del non utilizzo di quella sede da parte dei Colleghi (unico scopo per il quale era stata decisa quella locazione di altro immobile … ma questa è un’altra storia), era quasi immorale continuare a sostenere spese inutili. Vergognosamente inutili. L’”imbarazzo” di cui sopra, inoltre, nasce dal fatto che credo che taluni personaggi –quando non sanno- farebbero migliore figura a stare zitti: nella circostanza, mi viene da pensare che costui abbia perso –effettivamente- una buona occasione per non parlare. Già, perché si sarebbe evitato la brutta figura (lui, insieme agli altri di quel gruppo) di gettare parole al vento quando egli mai ha partecipato ad alcun lavoro consiliare, mai ha avuto consenso tale da essere consacrato quale rappresentante dell’Ordine di Roma (e sì che più volte ha chiesto tale “consenso”), mai ha discusso un bilancio dell’Ordine. Ha chiesto solo, un annetto fa, che l’Ordine evitasse “sprechi”: l’Ordine ha ascoltato quella richiesta, ed ha evitato –per l’anno successivo- il dispendio di più di 192000,00 euro per una sede secondaria che nessuno (nemmeno lui) frequentava … Tuttavia, egli “ascolta” i racconti liberamente rivelati e imbastiti di fandonie dei suoi “capilista”: coloro che –promettono che, se eletti, potranno ottenere l’ abolizione dell’iva per gli Avvocati, ottenere la beatificazione, assumere il potere di celebrare le nozze, ovvero ripristinare lo ius vitae ac necis. Ascolta, e –pedissequamente- esegue: senza alcun riscontro oggettivo, senza alcun ruolo, senza conoscenza, e dimenticandosi le sue dichiarazioni di pochi mesi fa. “Resta di stucco, è un barbatrucco!”. Bah … Cristiana Arditi di Castelvetere
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