|
Differenza di genere: una risorsa sottovalutata E’ vero siamo tante e siamo tutte brave, ma allora perché tutte continuiamo a dire che non ce la facciamo? Siamo un piccolo esercito di combattenti silenziose e laboriose e abbiamo una grande risorsa: la “resilienza”, la (capacità individuale, che aiuta ad affrontare i problemi che i cicli della vita propongono e di trovare le energie per superarli e magari uscirne anche rafforzati e cambiati in meglio), ma non abbastanza autostima e coscienza di sé e della nostra capacità di dividerci in una infinità di ruoli. Siamo donne, figlie, mogli, nuore, mamme, professioniste, cuoche, sportive e ci prendiamo cura e premura di tutto e per tutti…ma che altro possiamo fare? Siamo super dotate, dovremmo girare con dei cloni portatili per essere dovunque pensiamo di dover stare ad ogni costo. Personalmente, posso senz’altro dire che non c’è un’altra vita che vorrei ed un’altra professione che potrei svolgere con altrettanta passione. Oggi, alla mia età sebbene animata da un inesauribile entusiasmo, sento che non devo smettere di combattere, anche perché le soddisfazioni che mi da la nostra professione sono sicuramente superiori alla fatica che spendo per ottenerle. Dunque, non ci perdiamo nei pensieri negativi e nei disagi atavici. Sinceramente, a volte, agiamo come la parte negativa dell’uomo che è in noi, ma non dobbiamo dimenticare il bello della diversità. Siamo diverse anche nell’approccio con i clienti, siamo tenaci nel trovare la soluzione alle problematiche che ci sottopongono, abbiamo una spiccata capacità di ascolto e siamo ancora, “resilienti”, tanto che gli stessi uomini anche se ci vedono allo stremo delle forze è a noi che si rivolgono per chiedere aiuto e, ciò in quanto siamo a loro complementari ed essenziali, siamo il pezzo del puzzle che lo completa. Allora, il problema è un falso problema e siamo talmente stanche e provate che non riusciamo a comprenderlo. Le tanto desiderate quote rosa che finalmente abbiamo ottenuto sosterranno effettivamente le nostre convinzioni e la nostra professionalità o ci troveremo a scoprire che la partita si gioca sul piano di un riconoscimento personale e reciproco che è, prima di tutto, culturale? In un modo o in un altro, dovremo ringraziare tutte quelle donne che hanno sofferto, urlato e difeso strenuamente e coraggiosamente i nostri diritti, mantenendo, però uno sguardo “obiettivo” alle difficoltà che oggi, indistintamente, uomini e donne incontrano nell’intraprendere la nostra professione. Occorre, quindi collaborare insieme per migliorare il lavoro delle donne, specialmente delle giovani che si affacciano alla professione supportandole nei momenti più gravosi, fornendo loro aiuti e servizi idonei e adeguati. Lucilla Anastasio
|
www.in-sieme.org - copyright © 2009 - tutti i diritti riservati |